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SANTA LUCIA E IL SOSTIZIO INVERNALE di Mascia Monti @mascia_herbana

“A Santa Lucia una punta d’ago, a Natale un passo di gallo, all’Epifania un’oretta e a Sant’Antonio un’ora buona”

Lucia nacque a Siracusa nel 283 da una nobile famiglia cristiana e venne martirizzata durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiano nel 304. La tradizione vuole che accompagnasse la mamma malata in pellegrinaggio a Catania per chiedere la grazia a sant’Agata, dove ebbe la visione della guarigione della madre e del proprio martirio; una volta tornata casa, Lucia decise di consacrarsi a Dio e il suo promesso sposo la denunciò come cristiana, il governatore Pascasio l’arrestò e le impose di sacrificare agli dei, ma lei rifiutò quindi fu condannata al lupanare ma lo Spirito Santo la rese miracolosamente tanto pesante che nemmeno una coppia di buoi riuscì a spostarla. Allora il governatore ordinò di bruciarla ma uscì indenne dal rogo e quindi fu decapitata o uccisa da una pugnalata alla gola. E’ venerata in tutte le chiese che ammettono il culto dei santi, la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa la onorano il 13 dicembre, è una delle Sette Vergini citate nel Canone Romano; è patrona della città e dell'Arcidiocesi di Siracusa, di numerose località in Italia e nel mondo e del Gremio dei Calzolai di Sassari; e’ la protettrice della vista, degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti, degli scalpellini ed è viene invocata contro le malattie degli occhi come la cecità, la miopia e l'astigmatismo. Nell’iconografica classica ha come attributi la palma del martirio, il giglio, il libro dei Vangeli, la torcia o una candela accesa, il pugnale e gli occhi su di un piatto. La raffigurazione di santa Lucia con il piatto che contiene i propri occhi e il fatto che sia la protettrice della vista e degli occhi è un equivoco che probabilmente deriverebbe dall’origine del nome che significa “luminosa, splendente”, dal latino “lux-lucis” e da una frase che le fu attribuita durante il supplizio dagli agiografi: ”Ai non credenti toglierò l’accecamento”, e l’episodio in cui le avrebbero cavato gli occhi, è privo di ogni fondamento e non appare nelle narrazioni prima del XV sec. A lei si attribuiscono numerosi miracoli tra cui la fine della carestia che tormentava i siracusani nel 1646, si narra infatti che la Santa sia stata invocata dal popolo affamato e che il 13 dicembre di quell’anno, una quaglia volò nel Duomo della città e si appoggiò sul soglio episcopale; proprio in quel momento, una voce annunciò l'arrivo di un carico di grano al porto, sancendo così la fine del periodo di privazione che i cittadini stavano vivendo. Date le condizioni disperate, i siracusani stremati non  macinarono il grano per farne farina, ma lo bollirono e lo mangiarono subito. È onorata e festeggiata con processioni e mercatini in molte città italiane da Siracusa a Verona con i tradizionali “banchetti de Santa Lùssia”, in piazza Brà, da Palermo a Siena, dove si svolge la“Fiera di Santa Lucia “ e si vendono le “Campane di Santa Lucia”, il cui suono accompagna i bambini in questi giorni in cui diventa presto buio. In alcune regioni dell'Italia settentrionale, nel Trentino occidentale, nel Friuli, in provincia di Udine, in Lombardia, a Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia e Sondrio, a Novara, in Piemonte, nelle province emiliane di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena e parte del Veneto, in provincia di Verona, santa Lucia diventa una figura simile a san Nicola, a Gesù Bambino e alla Befana e porta i doni ai bambini che sono stati bravi. Questa tradizione potrebbe risalire al XIV secolo, da quando i nobili veneziani, nel giorno dedicato alla santa, facevano regali ai bambini, mentre una leggenda veronese vuole invece che intorno al XIII secolo, nella città scaligera scoppiasse un’epidemia di “male agli occhi”e la popolazione si recò presso la chiesa di Sant’Agnese, dedicata anche a Lucia per chiedere la grazia alla martire siracusana, dato che i bimbi erano restii a fare questo pellegrinaggio, i genitori promisero che, se avessero ubbidito, la Santa avrebbe fatto trovare loro, al  ritorno, tanti doni e i bambini accettarono. Così la notte tra il 12 e il 13 dicembre Santa Lucia, o più semplicemente “La Santa” accompagnata dal suo fedele asinello e dal Gastaldo arriva dal cielo, velata di bianco, su un carretto pieno di doni, ma prima, alla sera passa per le vie dei paesi suonando un campanello d’argento e i bambini appena lo sentono devono andare a letto dato che se la Santa li trova svegli non lascia i doni e getta loro la cenere negli occhi, perché nessuno può scorgere la sua figura velata. Come ringraziamento si è soliti lasciare del cibo per Lucia, un bicchiere di vino rosso per il Gastaldo e del fieno, oppure farina gialla e sale, per l'asino. Nei paesi scandinavi e in particolare in Svezia è molto venerata sia dalla Chiesa cattolica che da quella luterana, i bambini preparano biscotti “Lusserkatter”, i “Gatti di Santa Lucia” dolcetti molto profumati, morbidi di colore giallo per lo zafferano aggiunto nell’impasto e dalla forma di “S” che ricorda la coda arrotolata di un gatto. Prima dell’alba del 13, la figlia maggiore della famiglia si sveglia e indossa un lungo abito bianco legato in vita da una cintura rossa, si orna la testa con una corona di foglie e sette candele per ricordare la vergine siracusana e serve ai suoi famigliari i Lusserkatter, mentre le sorelle indossano una camicia bianca e simboleggiano le stelle e i maschi hanno sul capo un cappello di paglia e portano lunghi bastoni decorati con stelline. Come tante festività cristiane, anche la ricorrenza di Santa Lucia ha antiche origini pagane, connesse al solstizio d’inverno e al ritorno della Luce, infatti, anche se attualmente ricorre il 13 dicembre, prima dell’introduzione del Calendario Gregoriano nel 1582, la festa cadeva in prossimità del Solstizio invernale, ed era affettivamente “il giorno più corto che ci sia”, consacrare un giorno ad una santa cristiana così vicino al solstizio era sicuramente voluta per sostituire le feste popolari che celebrano la luce e si festeggiano nello stesso periodo nell'emisfero nord. Secondo le antiche popolazioni nordiche, la notte fra il 12 e il 13 dicembre iniziava il periodo di Yule e le tenebre ammantavano minacciose il mondo come il caos primordiale per poi attenuarsi con la nascita del Sole Bambino. Questa la notte chiamata Lussinatt o Langnatt, è la notte più lunga dell’anno, la più buia e pericolosa ed è governata da Lussi, uno spirito femminile che incarnava la Grande Madre patrona della Vita e della Morte. Inoltre il culto di Santa Lucia ha molte analogie con il culto di Artemide, dea greca della caccia e degli animali selvatici, ma anche la dea delle iniziazioni femminili e della luna, protettrice della verginità e della pudicizia, che era venerata a Siracusa nell'isola di Ortigia, anche ad Artemide, come a santa Lucia, era sacra la quaglia, sia Artemide che Lucia sono entrambe vergini ed anche Artemide era considerata anche come dea della luce e in questo caso è rappresentata mentre stringe in mano due torce accese e fiammeggianti. Santa Lucia porta anche i simboli agresti della rinascita, come Demetra ed altre divinità femminili della Magna Grecia, zona dove si è sviluppato il suo culto e molte usanze per celebrare Lucia sono originate proprio dalla cultura magna greca come ad esempio la cuccia che si prepara, con il grano bollito, in Sicilia o gli occhi dolci pugliesi. Gli stessi Lusserkatter scandinavi di colore giallo come il sole e la luce, formati da una duplice spirale, riportano al simbolismo di una rinascita periodica, e di una resurrezione ciclica, in cui la Dea è pronta a partorire il Sole Bambino, che riporterà calore e luce nel mondo e la rinascita del Dio Sole è  indissolubilmente legato alla Dea portatrice di Luce, proprio perché senza di lei, senza il suo grembo, oscuro ed accogliente, non ci sarebbe rinascita.

di Mascia Monti @mascia_herbana

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