Le espressioni artistiche del Paleolitico

Aggiornamento: 18 dic 2021


Cueva de las Manos, Santa Cruz (Argentina)

Ogni varietà biologica è unica ed irripetibile, nel suo genere, elemento che ci dovrebbe esortare ad un approccio critico e rispettoso col mondo circostante. Se c’è qualcosa che tuttavia contraddistingue la nostra specie è la repentina successione della sua evoluzione culturale: innanzitutto nuove e più raffinate tecnologie di lavorazione della pietra, diversificate per utilizzi differenti e con notevoli differenziazioni di area in area, tanto che si può benissimo parlare di “culture regionali” (espressione che si riferisce solitamente a tempi molto più vicino a noi). Si sviluppa poi un’organizzazione degli insediamenti più complessa. Oltre alle innovazioni strettamente funzionali si cominciano ad aggiungere, tuttavia, delle vere e proprie espressioni artistiche (accanto a quelle più strettamente spirituali, che vedremo in un secondo tempo). E’ un’autentica rivoluzione.


I graffiti rimasti ancor oggi impressi sulle pareti rocciose delle caverne franco-cantabriche, nei ripari sotto roccia del Sahara centrale e in tanti altri luoghi in giro per il mondo rappresentano bene queste nuove capacità e sono i protagonisti di quel sistema di rappresentazioni simboliche che, decine di migliaia di anni dopo, è ora davanti a vostri occhi, sotto forma di linguaggio scritto” (1).


Le prime testimonianze certe di comportamenti creativi risalgono tra gli 80 e i 75mila anni fa, e provengono dalla Grotta di Blombos in Sudafrica (a circa 170km a S di Città del Capo); si tratta di pezzi di ocra, incisi intenzionalmente con motivi geometrici, insieme alla presenza di monili (2). Da lì in poi, tali manifestazioni si fanno progressivamente più frequenti, e raggiungono il loro apice di grandiosità nelle volte dipinte delle caverne europee: basti citare Chauvet-Pont d’Arc e Lascaux (rispettivamente nell’Ardèche in Francia mer